L’evoluzione degli Axolotl – Zoo Story

TartaGenius a proposito di evoluzione degli axolotl nella prima puntata della rubrica Zoo Story abbiamo parlato della biologia unica delle salamandre messicane.

Abbiamo inoltre collegato l’axolotl a diversi animali quali il proteo, l’apateon e il polipterus che per tratti comuni ci aiutano a risalire la scala evolutiva di questa salamandra.

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La storia della Neotenia

Parlando dell’ evoluzione degli Axolotl ci si imbatte in questo termine tecnico: Neotenia, Neotenico e neoticismo?!

Significa che un animale, in questo caso un intera specie (ambystoma mexicanum), vive la sua intera vita in uno stadio neonato. Allo stadio adulto questo animale presenta tratti poco differenziati, oltre al raggiungimento della maturità sessuale in uno stadio larvale. È come sei dei girini avessero la capacità di riprodursi senza diventare rane adulte.

L’evoluzione degli Axolotl dalla preistoria ad oggi

Dopo questa introduzione sulla neotenia, abbiamo capito da cosa dipendono le capacità uniche dell’axolotl quali rigenerazione, respirazione e alimentazione.

Pur sapendo ancora poco della sua preistoria proviamo a fare un attenta analisi del fossile più diretto all’axolotl, l’apateon.

L’apateon si presenta come un vero e proprio axolotl fossilizzato. I tratti comuni sono molteplici: morfologia, corna e scheletro.

Evoluzione degli axolotl
Fossile di Apateon e ricostruzione

La cosa che ci sorprende del’apateon è che tramite un attenta analisi di più esemplari fossilizzati si nota chiaramente che al posto delle zampe presentano un pinnaggio; con tracce di residui ossei.

Dunque non solo l’axolotl vive la sua vita in uno stadio larvare; ma quella forma è stata anche sottoposta all’evoluzione: il tempo ha limato quei tratti della sua biologia che non riteneva utile alla sopravvivenza; tutto questo mantenendo la costante caratteristica neotenica.

evoluzione dell'axolotl

Scaviamo più a fondo tra gli antenati degli axolotl

Parlando di apateon possiamo teletrasportarci a 250 milioni di anni fa direttamente nel Mesozoico; ma non rispondiamo a nessuna delle nostre domande, anzi troviamo un axolotl con le pinne!

Ci viene in aiuto wikipedia con un due news:

• La prima è la scoperta del fossile del branchiosaurus, un anfibio preistorico che utilizzava lo stesso metodo complementare di respirazione branchiale degli  axolotl (ma primitivo e abbozzato).

I fossili sono stati trovati in europa centrale ( stesso luogo di ritrovamento dei fossili di apateon  e stessa zona di provenienza del proteo) deduciamo che il luogo di evoluzione è circoscritto ai territori dell’Europa centrale; più precisamente in Germania.

• La seconda caratteristica è che wikipedia descrive  il branchiosaurus come animali che in realtà hanno un ossificazione crescente in esemplari più grandi; dimostrando che i branchiosauri in realtà appartengono a forme larvali di altri anfibi preistorici (come eryops). Ma nello specifico gli esemplari paedomorfi (che mantenevano le branchie in età adulta) divennero dei veri e propri esemplari neotenici; riuscendo a completare il loro ciclo vitale nello stadio larvale, senza diventare eryops completo.

evoluzione degli axolotl
branchiosaurus fossile e ricostruzione

Sebbene la strada per la ricostruzione dell’evoluzione di questa specie sia ancora piena di misteri, ad oggi abbiamo scoperto il primo vero antenato fossile (dell’axolotl) da cui è partito il processo di neotenia.

Oltre 300 milioni di anni fa il Branchiosaurus utilizzava la neotenia, caratteristica ad oggi padroneggiata dagli ambystoma mexicanum, possiamo dunque affermare di aver trovato un altro anello chiave nella storia evolutiva dell’axolotl, avvicinandoci sempre di più al primo axolotl esistente sulla terra.

Il primo axolotl era un anfibio neotenico?

Aggrappandoci alla caratteristica della neotenia siamo venuti a conoscenza di un anfibio preistorico ancora più antico rispetto al branchiosaurus: la dvinosauria.

La Dvinosauria era un anfibio preistorico della famiglia dei Temnospndili, visse nel perimano, ovvero 330 milioni di anni fa, si presuppone che nonostante la pelle squamata fosse una specie neotenica e wikipedia conferma la nostra ricerca in un focus sulla paloecologia dove afferma che la Dvinosauria sia per morfologia e biologia l’antenato più antico dell odierno ambystoma mexicanum.

Ma la nostra ricerca sull’antenato dell’axolotl non si ferma neanche davanti all’evidenza del fossile più antico di dvinosauria, infatti abbiamo scoperto un anfibio dal nome Gerrotorace.

Il gerrotorace sebbene sia differente dalla Dvinosauria per morfologia, biologia e alimentazione, fu un anfibio che visse nel triassico (210 ma) sebbene presenti le stesse corna branchiali esterne ( tipiche degli esemplari neotenici) non si ha la certezza che sia una specie neotenica.

Studi più specifici sul gerrotorace hanno dimostrato l’esistenza di due forme: una più giovane con le branchie esterne completamente acquatica e una adulta sempre acquatica ma priva di branchie esterne.

Sebbene il Gerrotorace non condivida la neotenia, conferma di condividere parte del dna dell’axolotl tramite la perdita delle branchie esterne in fase adulta.

Riassunto sugli antenati dell’axolotl

TartaGenius nella prima puntata eravamo arrivati a 250 Milioni di anni fa, oggi invece siamo risaliti ai primi veri e propri antenati dell’axolotl ricostruendone l’evoluzione.

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